Lontano, dove il tempo è dilatato eppure brevissimo

Lontano, dove il tempo è dilatato eppure brevissimo

lontano_coverLontano, l’ultima opera di Gabriella Giandelli,  è un volume di grandi dimensioni, di 30 x 42 centimetri. Alessio  Trabacchini, che conduce l’incontro di presentazione presso la libreria Ibs di Bologna, ce lo presenta come un libro da leggere nel posto giusto. Quindi l’importanza dello spazio, e insieme quella del tempo. Leggerlo e rileggerlo è come un’esperienza di vertigine, una continua dilatazione e contrazione del tempo. La storia che racconta, del resto, può durare un pomeriggio ma anche un’eternità. Parte dell’interesse che questo fumetto riveste è legato proprio alle riflessioni sul tempo e su quanto possa durare la lettura di un volume.

Il titolo è legato alla volontà di parlare del cosmo (quindi di uno spazio idealizzato), con considerazioni sulle distanze, sul tempo necessario per raggiungere i luoghi, sulla dilatazione che avviene attraverso il pensiero di immaginare se stessi all’interno del tempo. L’autrice rivela che ha passato un intero anno quasi ossessionata dal pensiero di ciò che avrebbe inserito in questa storia. Cita Mark Lanegan, che cantava “la musica c’è e un attimo dopo non c’è più”; eppure, tutti noi siamo legati costantemente alle canzoni, nonostante si disperdano rapidamente nell’aria ci restano in testa a lungo, le leghiamo a momenti particolari. La Giandelli ha fatto qualcosa di simile col suo libro, cercando di dilatarlo di un’eternità.

La scelta del formato, parte integrante e inscindibile dell’opera, viene spiegata dalla Giandelli in primis come una richiesta editoriale (in quanto rappresenta il formato della collana dell’editore Canicola di cui il volume fa parte); per lei è stato una sorta di ritorno al passato, in quanto le prime opere dell’autrice erano di un formato simile. A partire da questo, l’autrice si è potuta ritagliare una certa libertà, come tempi di realizzazione, come sperimentazione, come modalità di racconto:  il testo è pochissimo, per cui a parlare sono i disegni, evocativi e densi.

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La copertina del volume rappresenta una foglia, vista in un dettaglio molto ingrandito. Con quest’immagine l’autrice intendeva concettualizzare il tema della lontananza: qualcosa di anche molto vicino (come la foglia) può essere lontanissimo se si ignora come sia fatto davvero.

A livello cromatico, l’autrice ha utilizzato per questo volume dei colori dotati di una certa acidità che potessero evocare certe atmosfere, certe luci da sogno, un po’ “bizzarri”.

La storia, di fondo, è una storia di fantascienza. Nasce dall’amore per un certo tipo di fantascienza, che ha un’importanza soprattutto estetica: tra  2001: Odissea nello spazio , alcuni episodi di Star Trek e altri elementi anni ’50 e ’60, si rifà a un’idea di futuro forse ottimistica, favolistica, alquanto ordinata, dolce, che ha ben poco di inquietante.  Altra influenza è stata il più recente film  Moon, che ha molto stimolato l’autrice. Tale lungometraggio, basato sull’idea di poter clonare se stessi,  si lega all’ossessione dell’autrice per i gemelli omozigoti. In Lontano, la Giandelli rappresenta un doppione identico che vive in un mondo idealizzato, nello spazio; il “gemello” altro non è che un modo per proiettare se stessi: il vero protagonista sarà la persona che l‘ha “creato”, immaginato. L’intento del protagonista era quindi una fuga dalla realtà. Difficile spiegare oltre la trama, ognuno è chiamato a farla propria. La Giandelli voleva quindi raccontare il nostro passaggio labile sulla Terra, che si dilata nel proprio proiettarsi altrove. Ma questa proiezione esteriore non è altro che un viaggio interno: l’autrice confessa di non essersi spostata troppo dall’opera precedente, Interiorae.

IMG_0394Dal punto di vista dell’evoluzione artistica, Trabacchini fa notare come quest’opera sia   un distillato di ciò che si può trovare nei lavori precedenti dell’autrice, e come sembra non ci sia nulla di superfluo. L’autrice conferma che questa è un’opera dalla genesi “perfetta”, che sente di non voler aggiungere né togliere niente.

Gli anni ’70 dell’ambientazione sono stati scelti un po’ per divincolarsi dall’eccessivo autobiografismo, un po’ per rifarsi a un periodo in cui vigeva un maggior desiderio di visioni, di trascendenza, di proiezione verso gli altri mondi, un’epoca meno cinica e disillusa. Inoltre, ha potuto inserire la figura di un suo ex vicino di casa che ascoltava Led Zeppelin e Pink Floyd (questi ultimi colonna sonora “ufficiale” della storia).

In ogni caso, l’autrice la considera come la storia più autobiografica da lei realizzata.

Alla domanda dal pubblico riguardo i silenzi dei protagonisti e la profondità quasi viva di alcuni animali e delle vegetazioni, l’autrice spiega che ha voluto dare un ruolo più recettivo e vivente alla flora e alla fauna rispetto agli esseri umani. L’inespressività dei protagonisti era ricercata, anche per mostrare il bisogno dei giovani di crearsi una sorta di maschera che serva loro a non farsi vedere per ciò che sono realmente. E alcuni animali, come l’alce, sono quasi mitologici, divini.

Trabacchini  sottolinea che il libro inizia e termina con un primo piano dello stesso soggetto; cambia, tra le due immagini, solo l’età del personaggio e la direzione dello sguardo. Il fatto che alla fine gli occhi siano rivolti verso il lettore è, secondo la Giandelli una sorta di congedo, di saluto.

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