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Nato a Milano l'11 ottobre 1932, Sergio Toppi ad appena otto anni prova sulla propria pelle gli eventi tragici della Seconda Guerra Mondiale e successivamente la cruda esperienza dei conflitti tra partigiani e fascisti. Disegnatore autodidatta, nel suo futuro si prospetta una carriera da medico, ma le cose andranno diversamente.
È il 1954 quando le illustrazioni di Sergio Toppi fanno per la prima volta capolino sulle pagine della nuova edizione della "Enciclopedia dei Ragazzi" della Mondadori. Tre anni più tardi inizia a lavorare per gli studi d'animazione Pagot, dove per un decennio contribuisce alla realizzazione di numerosi caroselli.
Dal 1960 intraprende la sua collaborazione con il "Corriere dei Piccoli": dà vita a Mago Zurlì su testi di Carlo Triberti, ispirato al personaggio interpretato sugli schermi televisivi dal presentatore Cino Tortorella.
I primi fumetti su sceneggiatura di Mino Milani segnano la svolta di Toppi verso temi storici, rappresentati con tratto già sicuro ma ancora poco personalizzato e influenzato da altri autori, tra i quali soprattutto Battaglia.
Dal 1960 ai primi anni Settanta il suo stile si evolve: le vignette risultano "piene" del suo segno fitto e nervoso, ricco di tessiture, che ancora lascia poco spazio al bianco, piene al punto che diversi elementi iniziano timidamente a scivolare fuori dalle cornici.
Gli anni Settanta sono densi di collaborazioni: lavora per la Daim Press e per la Cepim, l'attuale casa editrice Sergio Bonelli. Avviene in questo periodo la rivoluzione stilistica che rende le tavole di Toppi inconfondibili.
Due gli episodi cruciali, entrambi avvenuti nel 1974. Il primo è rappresentato dalla conclusione della storia Herman Lehmann. L'indiano bianco, disegnata per metà da Rino Albertarelli e lasciata incompleta a causa dell'improvvisa scomparsa dello stesso disegnatore. L'editore Bonelli affida a Toppi il compito di completare il racconto e il milanese lo fa ma senza imitare lo stile di Albertarelli.
Il secondo è l'incontro con padre Giovanni Colasanti, direttore del “Messaggero dei ragazzi”, che concede per la prima volta a Toppi una libertà espressiva assoluta sulle pagine del settimanale.
A partire da questo periodo, nelle tavole dell'autore il bianco smette di essere “vuoto” o “assenza”, per assumere sempre più valenza di segno, tanto quanto il nero. L'angustia dei quadratini che racchiudono le vignette si spezza definitivamente: le figure possono improvvisamente giganteggiare ed occupare l'intera tavola, scompare la cornice tradizionale e la tavola stessa diventa cornice. In questo percorso, dopo l'esperienza del "Messaggero dei Ragazzi", una volta gettate le fondamenta di uno stile personale e immediatamente riconoscibile, Toppi si discosta spesso dagli affreschi storici, a favore di racconti che esaltano una dimensione magica e onirica.
Il 1975 è l'anno del conferimento a Sergio Toppi del prestigioso premio "Yellow Kid" da parte del Salone Internazionale di Lucca come "miglior disegnatore italiano dell'anno".
L'autore realizza successivamente tre racconti della collana “Un uomo, un'avventura”, edita dalla Cepim: L'uomo del Nilo (1976) e L'uomo del Messico (1977), su testi di Decio Canzio, e L'uomo delle paludi (1978), su testo proprio. Lavora anche per "Orient Express": crea e disegna le vicende de Il Collezionista, uno dei due personaggi seriali da lui ideati (l'altro è Sharaz-de, del 1977). Il periodico "Sgt. Kirk" gli commissiona diverse copertine ed alcuni racconti bellici dei quali Toppi scrive anche le sceneggiature. Dal 1976 dà inizio anche alla collaborazione con il settimanale cattolico "Il Giornalino", tuttora in corso.
Oreste Del Buono lo chiama in quel periodo a collaborare con le Edizioni Milano Libri. È l'inizio del filone fantastico che troviamo su "Alter Alter" in storie come Little Big Horn 1875 o Warramunga, oppure ancora su "Corto Maltese", e che proseguirà anche durante la proficua collaborazione con "Comic Art", mensile diretto da Rinaldo Traini. Realizza inoltre episodi di Julia, Nick Raider e Martin Mystère per la Sergio Bonelli Editore e alcune storie brevi che appaiono su “Ken Parker Magazine”.
Sergio Toppi è noto all'estero grazie anche alla realizzazione di episodi disegnati per la collana L'histoire de France en bandes dessineès della Larousse e La dècouverte du monde en bandes dessineès. Sono stranieri, inoltre, alcuni dei più ferventi ammiratori delle tavole di Sergio Toppi, e che al suo stile dichiarano di ispirarsi: Frank Miller, Tom Palmer, Howard Chaykin, Walter Simonson, tutti autori d'altissimo livello, tra i più stimati da critica e pubblico.
 
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